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| Delle Marionette dei Burattini e del Burattinaio
"Delle Marionette, dei Burattini e del Burattinaio" Testo di Liliana Ugolini Alcuni cenni critici: Per "Delle Marionette, dei Burattini e del Burattinaio": Genesi Editrice 2007 carissima Liliana, un saluto affettuoso per chiederti come stai e se tutto va bene. Volevo anche congratularmi con te per il delizioso libro sulle marionette, burattini e burattinaio che ho letto con grande godimento estetico. Innanzitutto efficacissimo l'accostamento di prosa (poetica), poesia e figura, che movimenta la lettura e la scansiona su livelli diversi di codificazione linguistica. Ho ritrovato nei capitoli gli echi di tanti nostri discorsi "a tavola" in cui il tuo senso "ecologico" del creato emergeva forte e determinato, contro una certa concezione antropocentrica dell'universo, purtroppo imperante nella nostra società. Ho dunque appreso con piacere che questa tua sostanziosa e globale riflessione sull'uomo e sulla natura si è sistematizzata e ha intriso le pagine di questa ironica, graffiante ma quanto mai serissima opera creativa, che critica con dissacrante giudizio la supponenza umana, la sua misera alterigia e il corollario di sotterfugi che l'accompagna. Nelle tue parole c'è una lucidissima visione del disincanto che le azioni umane, così mascherate e mascheranti, recano in filigrana. Tutto questo guazzabuglio di idee, comportamenti, intenzioni, questa danza irrefrenabile di compromessi, di simulazioni, di ipocrisie e di ammiccamenti che accompagnano la razza umana, è narrato e presentato da te come una grande, soverchiante recita nel mondo, in un palcoscenico in fondo sempre uguale e sempre alla fine disarmato, svelato nei suoi sciocchi congegni e meccanismi, che fanno evaporare la bolla di protervia entro la quale agiscono gli agitati abitanti della "pallina terra". In questo ironico "trattato" tu sfogli le caratteristiche di questa grande recita, cogli ad una ad una le idiosincrasie, le falsità, le vacuità di un consesso umano che si crede padrone dell'universo, e che invece è miseramente manovrato, pedina tra le pedine. Una vivisezione, la tua, tra il divertito e l'amaro, ma che concreta quel mosaico di riflessioni, meditazioni e scatti lirici che da tempo hai collezionato e collegato, riunendoli adesso in questo gioiello tra il filosofico e il divertissement morale, una perla originale, dal taglio iconico-letterario che fissa il tuo estro creativo a una dimensione più ampia, sistematica, purtuttavia "leggera" ed "aerea" nell'ironia che sempre ti accompagna... LE MARIONETTE E I BURATTINI NELLA METAFORA DEL GESTO E DELLA VOCE La natura ludica di codesti valori ha dunque una coesistenza non soltanto effusiva e verbale ma d’incontro e passo deciso verso un’interpretazione della verità riassunta in dettagli irrinunciabili, tra incanti e disincanti, tra impazienti e affaticate, violente, incaccellabili, riabilitate da un equilibrio che Liliana ravvisa ineliminabilmente. Di tutto punto le marionette e i burattini sono figure attive e visibili, con una loro efficace aneddotica, mai sconfitta o ridotta a mera imitazione di riletture pulcellinesche; in effetti riscoprono sé stessi rianimando le medesime esplosioni della vita comune, il viaggio che in essa si compie, le funzioni elementari nel brusio che sale dal vocio della gente, che in ogni caso lascia ai burattini il discorso che può proteggere lo spettatore di ogni categoria, rappresentato ( sopportabilmente) più che dal politico, dalla persona di pezza: secca, liscia, vellutata, appesa e sospesa non soltanto all’apparato della scena, ma alle contingenze più immediate, più aneddotico che uomo sicuro, più compagno di giochi che serioso pedagogo. Questa è una sensibile devozione che merita durata; non si rivela soltanto in periferia o in una zona del mercato settimale che ha bisogno di riempire il vuoto di uno spazio per venditori di cose. L’interesse non sorveglia alcuna ambiguità, né destina a dissidenti filosofie popolari anacronistiche anzi cita per loro il movimento obbligato , scioglie con rapidità i nodi posti dagli assidui interrogativi sulla vita e la non vita delle persone che lottano adoprando la voce cruda e il magnetofono, la pubblicità assillante, la lingua della ricerca che fonda ( e sogna) un sempre più diretto capire nel mare magnum dell’attualità. Per più orizzonti ancella d’una modernità lucida che resta più spesso vezzo assente e maniera di farsi progressivi o docili a quello che morde o s’aggira tra noi secondo le immagini correnti sapidamente coinvolte. Liliana Ugolini intende per più necessità questo genere di teatro , definisce, inscrive le istanze ( peraltro praticate in fonti e fondi diversi di poeticità incaccellabile) rivendicando la passione della sua scelta e proiettando essenze, accessi, ebbre cause ( non auliche o arse ) per motivare il coraggio e il volo della fantasia, la denuncia, il garbo che diviene attrazione sempre meglio riaccesa, elemento del cosmo a cui si affida, che dal teatro giunge ad un Oltre che diventa ductus di entusiasmo scritto ( e orale) ripartendo di là, vincendo qualsiasi rumore e senso proibito. Armonie e disarmonie ( evidenti o recondite) sono esplicitate nel testo cartaceo ( prosa-verso, avallo disegnato) e sono guida al lettore di questo volume prezioso la cui didattica s’ inscrive nella nozione mentale ( e pragmatica) che lo ha generato e che senz’altro non va eluso per altre seduzioni illette perché non deduttive su ciò che nell’ esistenza di ognuno accade. Nell’ attraversamento di questa transizione ormai datata e pur insidiosa è riconoscibile la qualità ( non dogmatica) del contributo indirizzato all’argomento e qui si offrono le spiegazioni talora sorprendenti e icastiche, inseparabili da una specie di allegoria, non solo formale delle cognizioni insinuate nella fisica delle espressioni. Esse in tutto rileggono le fantasie di quel “ teatrino” che ormai riassume l’ elan vital e la fortuna della ricerca che le sorelle Ugolini hanno imposto come un neo-idillio agli stessi tragitti della poesia dei nostri anni. Senza appoggiarsi affatto ad altro transfert per caratterizzarli “ da qui all’eternità” , proprio perché il teatro è vita e ogni viaggio verso di esso, travaso universale. Una grande metafora esistenziale? Un’analisi attenta dei codici di azione/vita propri degli esseri umani, siano essi marionette o burattini? Parte la rilettura fantastica del Teatrino con il piede impigliato nelle parentesi che creano alternanze di pensiero o strategici paraventi riflessivi, per snodarsi in filamenti speculari, in variazioni sul tema Vita/mondo, ricche di inspirazioni-espirazioni. Un testo che inala ed emette l’aroma della ragione unitamente al sorriso dell’ironia. Un testo alveare dove il ronzio laborioso suscita visioni-intravi-sioni, ultrapercezioni. Liliana Ugolini si interroga, si veste, si traveste, si spoglia, indaga con sottile arguzia ed intuito quel mondo, pallina cosmica, su cui in bilico ci muoviamo. Ci sentiamo così coinvolti, assorbiti nella trama complessa e arabescata di questo arazzo, tessuto nelle notti di una luna vigile, in un habitat denso di occhi, fra pareti abitate da marionette e burattini che affabulano e bisbigliano, recitano i loro ruoli, si scambiano battute… L’Amore intanto vaga nelle stanze, simile ad Ariel nella Tempesta di Shakespeare e tutto si muove perché il movimento non è l’azione del fare ma del pensare, dell’agire il sogno, del rappresentare la vita con le dinamiche stesse della vita. Ogni pagina allora è un insieme di codici consequenziali: occorre una matita rossa, un piccolo lapis per segnare i passaggi, i richiami… Un iter filosofico? Forse, ma anche puro divertimento sullo stile di Italo Calvino, di Mark Twain, una serie di cose serie non dette in modo serio ma giocoso. Leggere, sottolineare, ripensare, assorbire, ricomporre. Questo testo si regge in primo luogo sui verbi/azione, non si diluisce negli aggettivi, nelle dispersioni estetiche. È quindi anche un esercizio di movimento, un vademecum per affrontare una rielaborazione dell’Io in vista di una traduzione esistenziale post-moderna. Chi siamo? Dove andiamo? Da dove veniamo? Gli stessi interrogativi che nel profondo degli esseri umani sono fonte di angoscia, in Liliana Ugolini divengono occasioni di crescita, grandi mediatori dell’etica individuale. Bussano alla porta di un nuovo mondo, una pallina leggera purificata, dove le scatoline pensanti (vivaci carillons) si aprono a una intelligenza del vivere che è costruzione creativa del Sé. Un’ atmosfera festosa e in continuo movimento incornicia l’incontro ben riuscito di prosa, poesia e immagine in Delle Marionette, dei Burattini e del Burattinaio, all’insegna di un fatato surrealismo in chiave storica e psicanalitica, che si rende favola per metafore del destino umano rappresentato sulla scena del mondo: l’immenso teatro senza confini determinati e senza un fondo scena conclusivo. Liliana lavora sulla parola in modo più etereo e meno laboratoriale rispetto al passato, ma anche con più profondi intenti cognitivi ed esplicativi; mentre Giovanna inventa un fantastico mondo di figurine seducenti e maliziose, cariche di nostalgia e di bellezza: le due sorelle Ugolini ancora una volta conquistano il lettore per la grazia e la ricchezza delle loro alluse corrispondenze di significati e di emozioni.
XVIII Nella bella stagione, di notte, capita alle Marionette e ai Burattini di alzare gli occhi al cielo e l’organismo stellare appare loro in tutta la sua immensità e bellezza. Così ad occhio nudo sanno che vedono pochissimi mondi in confronto a quelli che potrebbero vedere col telescopio o da una sonda spaziale. Sono ugualmente così fitti che la via lattea sembra un velo. Luccicano i mondi di luce propria e luce riflessa e le marionette e i burattini sono incantati. E vedono gli occhi, il naso e la bocca della luna o i suoi crateri, s’immaginano l’orma del loro piede e la possibilità di trasloco, vedono la luce e il nero trasparente e sanno di un universo parallelo o di tanti altri. Immaginano gli astronauti e gli argonauti percependo l’immenso. Batte loro il cuore che pulsa scandendo il flusso del sangue allo stesso ritmo del bagliore d’una stella. Le marionette e i burattini stanno muti e il loro pensiero corre alla loro misura e anche alla possibilità di pensare gli spazi e anche ad una lucciola che lì non c’è più. Stupefacente è il silenzio lontano della città illuminata. Le proporzioni dei mille e più universi non si può misurare ma anche loro sanno di essere uno dei tanti universi uguali nel caso d’un insondabile perché. Finalmente si sentono grandi e piccini e la gioia di essere in quel momento è l’abbraccio della mano con il filo che cuce il sogno del Burattinaio troppo grande per loro e comprendono che per questo nessuna marionetta potrà essere altro che quella, in questa percezione. Questa le fa grandi tanto da dare loro la possibilità di sondare quell’universo, di rallentare il tempo e di scoprire ancora e ancora il gioco giocato dentro di loro, in espansione. Vi godo impenetrabile distanza La bellezza è dell’altro salire di me La marionetta è il corsivo di me 1-2-3- tratti da "Marionetteemiti" di L.U. Edizioni Esuvia 1999 |