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| Imperdonate

Testo poetico-teatrale edito da "Morgana Edizioni
Libri d'Arte" con presentazione di Mara Baronti, dedica di Gianni
Broi, introduzione di Paolo Vannini
Già veniva delineandosi dai miei precedenti testi legati al teatro
“Marionetteemiti” (ed.Esuvia) “ Pellegrinaggio con eco
“ edizioni Gazebo) l’intenzione di documentare
con un libro un’opera d’arte collettiva da restituire alla
città.
Questo progetto “ Imperdonate” che è andato via via
completandosi fino a costruire attraverso vari interventi un risultato,
ha accolto e raccolto intorno all’oggetto-libro,
un gruppo di autori di discipline diverse.
Un filosofo – Paolo Vannini – che, prendendo spunto dal titolo
e dai personaggi, ha espresso il suo ragionamento intorno al perdono.
Una lezione per riflettere sulla vita e l’ approfondimento di un
tema pertinente al periodo storico attuale.
Un performer – Gianni Broi - che, attraverso la poesia, ha sottolineato
la rifrazione dei personaggi sulle donne che partecipano allo spettacolo
fondendole in un unicum. Una scenografa e scultrice – Laura Villani
– che ha costruito lo spazio dell’azione scenica con luci,
istallazioni, proiezioni ed è parte integrante del libro con immagini
tratte da sue opere pittoriche.
Una coreografa-danzatrice -Sabina Cesaroni- unica interprete sulla scena
dei sei personaggi rarefatti in una raffinata essenzialità.
Due attrici -Rosanna Gentili e Giusi Merli - voci musicali e recitanti
e a loro volta interpreti dei monologhi.
Una autrice-la scrivente- della prosa poetica“ Imperdonate”
motivo trainante di tutto il progetto.
Un editore – Alessandra Borsetti Venier- che ha ideato e curato
questo libro particolare, affiancando in parallelo con gusto e armonia,
la parte visiva dello spettacolo ai testi, realizzando un vero libro d’arte.
Direi che qui è riuscito quello che io intendo con “fare
arte”: un apporto libero e personale mirato ad un fine comune.
L.U.
Nel Giugno 2002 fu rappresentata al Giardino dei Ciliegi in anteprima
la mise en scene di "Imperdonate" di Liliana Ugolini.
La rappresentazione si avvaleva delle voci recitanti delle attrici Rosanna
Gentili e Giusi Merli e dell'intensa interpetrazione di Sabina Cesaroni.
Lo spettacolo evoca, reinterpretandole, sei figure "classiche"
di donna, sei archetipi, che, travalicando il tempo, offrono suggestioni
sempre nuove e attuali nella rivisitazione degli accadimenti in una rilettura
dei comportamenti attraverso l'immagine, il corpo, la parola. Così
le motivazioni, che hanno portato le eroine al gesto, diventano il filo
conduttore di questo percorso nella psiche femminile, riscrivendo le già
note conseguenze.
La riproposta non di un modello, ma la scomposizione di questo in suoni,
colori, gesti coreutici.
Eva, la Donna di Don Giovanni, Medea, Anna Karenina, Sherazade, Antigone.
La seduzione, la trasformazione, la salvezza, il sacrificio, la fuga,
la pietas.
Imperdonate, che ho il piacere di presentare, è diventato
anche un libro, il secondo edito nella collana "Dialoghi" -
dopo Divorare l'infinito di Kiki Franceschi.
IL testo intrattiene un intenso colloquio con le opere visive di Laura
Viliani, mentre il filosofo Paolo Vannini, con acutezza, nel suo saggio
introduttivo, suggerisce di avvicinare queste straordinarie figure di
donna attraverso la via dell'attenzione, della sensibilità e della
partecipazione emotiva, ben "Al di là del perdono".
Mara Baronti Presidente del Centro Ideazione Donna "Il Giardino
dei Ciliegi" - Presidente della commissione Pari Opportunità
della Regione Toscana
A Liliana e alle altre
Impronta di miriadi
dirama un testo in linee destinali
programma-manifesto
di delirio e passione?
Poema o trenodia?
Ascia di guerra
quando ancora sanguina
la ferita del sesso oltraggiato?
Canto che indietro si lascia
ala che alta s’affida
a preconizzare il futuro
e approda all’Oltre che forma…
tribuna e tribunale
per sentenziare nuove colpe e fini
bandire alla tribù negati duoli
spalancare confini.
S’affolla alla tua gola di Sibilla
mulinello di foglie contro il vento
della storia foglie frecce scagliate
a erodere muraglie di millenni,
voce piane Gentili
gorgheggiare di Merli
o di vibrati accenti
risonanti o mesta melo-pea
che vanisce… e le compone
a L’aura dei colori
in suono gesto danza
in corpo che s’inspirita
spirito che s’incarna
parola che si tace gesto che si conclama
coro che s’individua assolo che s’accora
Sabina de l’onore
vindice di sabina
Gianni Broi
alcuni testi da "Imperdonate"
Medea
Figli...
... che il sonno vi venga dentro la storia del Tempo...
... Addormentati in favole di sogno
così compongo il giaciglio della Storia.
Le membra rilasciate dentro il sonno,
una goccia d'Eliso mentre più volte
evento la mia furia distruggo
nel composto delirio:
non uccisi i miei figli per Giasone.
Raccontarono in cronaca sterminio,
del diritto di sposa e di persona. Io so
di madre in madre, dentro al crematorio,
l'immenso del terrore. Dalla strage
d'innocenti dell' Erode, ai campi
delle docce dentro al gas, chi da l'ordine
è specie, un umano, nel comando.
Vasto più vasto è il lutto ma della
crudeltà produco la sua Stirpe.
Io son Colei che salva il Gene
oltre quel tutto che rifà la storia.
Seppi d'un tempo ancora nel futuro,
che è qua giaciglio inerme dentro al sonno.
Velatamente, senza farvi male,
figli d' un figlio immane,
allungo il sonno, portandovi sul Carro
verso il Sole, nel tentativo,
l'ultimo,
che resta
di fermare
l'Orrore.
Antigone
E' sogno quel gesto pietoso
che non è sogno ma possibilità
di sogno non nostro, universalità
di sogno che radica nel comune,
che brivida nei corpi indifesi a difesa.
E' il superamento, nel sogno,
dell' umana pietas per l' umana
sventura, il combattuto sogno
che ci accomuna al fulgore di vittime
ingiustamente vittime d' un sogno.
Ed è per quel sogno, per quel non potersi
disgiungere dal sogno che è la forza,
il mistero che ci unisce
fino all' estremo del sogno.
E non c' è più morte ma superamento
nel sogno il far della vita una coerenza
al sogno, pietas del sogno pietas sognata
pietas vincente nel sogno, nell' idea
d' un sogno nostro che non viene
se non dall' universalità d' un sogno
fatto nostro.
(Il suono, vibrazione di noi,
di tutti i corpi è in ascolto.)
E' il nostro profondo fraterno sogno
liberato, per il raggiugimento nel presente
d' un futuro (sempre futuro) sogno.
alcuni cenni critici:
Poesia. Per l'esattezza si tratta di "testi poetici-teatrali"
con intercalate opere visive di Laura Viliani. In effetti la poesia si
presta a varie dimensioni, persino alla coreografia, poichè la
parola riesce a suscitare risonanze non di rado a carattere puramente
fonico: in questo dialogo fra scrittura e arte figurativa si assiste un
feeling che trova la ragion d'essere in elementi (il tratto e la versificazione)
coincidenti, per esempio il tartiniano "Trillo del Diavolo"
- e qui è ispiratrice la mu(sic)a - scatena un'originale fantasia
linguistica.
Luciano Nanni
Un tema abissale avvicinato e insieme messo a distanza da angolazioni
caleidoscopiche. Il suo testo mi è parso forte quanto originale
e autentico.
Giuseppe Pontiggia
1° Premio "Imperdonate" dalla "Casa Internazionale della Donna", Roma 2007
2007 - Primo Premio “Paese delle donne” congiunto al “Premio Donna e Poesia” . Casa Internazionale della donna di Roma - sez. Video e CD a “ Imperdonate” spettacolo ripreso in diretta tratto dal libro omonimo. edito da Morgana Edizioni. Testi di Liliana Ugolini interprete Sabina Cesaroni.

Tutto il testo è percorso da una fremente sensualità, sentita
in sogno come sublimazione misteriosa di una vita tuttavia reale. Femminile
nel senso più alto e totale della nascita, della vita e della metamorfosi.
Un testo da leggere e rileggere. Quasi da toccare, percorrendone
i segni materici di parola e di immagine.
Gio Ferri
Sei personaggi femminili, stampati nell'immaginario colletivo come emblemi
di donne eternamente inchiodate al ruolo di colpevoli (Eva, la Donna di
Don Giovanni, Medea, Anna Karenina, Sherazade, Antigone), assumono corpo,
ma si sciolgono essenzialmente in un dolce sconquasso di parole, si fanno
liquide forme, mettendo a nudo la loro condizione di "imperdonate"
ma anche in un certo senso di "imperdonabili" (in quanto se
si gioca con le forme della letteratura e dell'arte non rimangono armi
nè per condannare nè per perdonare).
Un incalzare di domande: « Come recuperare, accedere allo spazio
/d'una ovatta che mi lasci pensare? / Come m'affondo e affogo? ».
Squarci di riflessione aperta: « Ci conosciamo? Siamo l'un l'altro
/ uno e più di cento ». Momenti di densa melodia: «
Lei volle coralità grecale / e sull'ottava del sì / lasciò
ascissa la scia ».
Sia come sia, questo libro di Liliana Ugolini, per quanto esente da teorizzazioni
filosofiche, ci mette in contatto con una delle ansie più radicate
nella condizione umana: l'ansia del perdono, il sentimento angosciante
della colpa, che dai tempi remoti della Bibbia a quelli più prossimi
della psicanalisi ci attraversa come una bruciante meteora.
Alfonso Lentini
per informazioni: lilianaugolini@interfree.it |