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| La Pissera
"La Pissera" di Rosaria Lo Russo, Maria
Pia Moschini e Liliana Ugolini dalla Postfazione: ...Spero che questo volume non diventi il manuale delle pissere, tanto
vi è descritto e definito il loro comportamento. Habent sua
fata libelli. Si racconta, e c'è del vero, dal momento che
ognun ne dice, che un frate spagnolo si mise in testa di scrivere un libro
definitivo sui peccati della carne. Si isolò per anni in una cella
remota d'un convento sopra un'alta montagna e là, con vitto frugale
e parco svago, immaginò al suo scrittoio tutto quanto si potesse
fare per contravvenire al sesto e decimo comandamento. alcuni cenni critici: Milano, 19 Giugno 2003 Da "Leggere Donna" n° 106 Settembre/Ottobre2003 Cos'è la Pissera? Nomignolo che insinuerebbe nell'orecchio
malizioso analogie sonore con un termine che rende la parte con il tutto,
è invece un vocabolo fiorentino, che magari in altre regioni trova
molti corrispettivi (la Ginetta torinese, per esempio) e che,
in soldoni, indica la donna ammodino, perbenista, felicemente mediocre,
un tipino pulito e beneducato che rappresenta lo standard di tante personcine
che ci circondano ogni giorno, ipercontrollate e gelose del loro misero
(ma non per loro) universo quotidiano. Chissà quante ne abbiamo
incontrate e quante ne conosciamo di donnine così, eppure non esisteva
ancora un testo che ne parlasse con generosa attenzione. Ecco dunque questo
delizioso libretto scritto a tre mani da Rosaria Lo Russo, Maria Pia Moschini
e Liliana Ugolini, in cui dialoghi tra le autrici, storielle, varti inserti
ironici (come "Le ricette rubate dalla Pissera" e una esilarante
"Litania"), una postfazione linguistica di Carlo Lapucci (che
racconta l'etimologia del termine e le sue sorti linguistiche) e persino
un glossarietto finale ci danno un ritratto a tutto tondo dell'esemplare
Pissera. Un testo ironico, a volte irresistibilmente comico,
in cui l'identikit del personaggio Pissera viene tracciato in
tutte le sue sfaccettature quotidiane, nelle sue abitudini, i suoi gusti,
le persone di cui ama circondarsi (e non circondarsi). Così apprendiamo
che la Pissera ama i luoghi comuni ("Le stagioni non sono
più le stesse"), si veste di beige, è sempre pesoforma,
ingabbiata in un tubino, indossa calze color carne, adora la collana di
perle, ha voce nasale, va in sposa a un buon professionista, rispetta
scrupolosamente gli orari, organizza la sua vita al minuto, si circonda
di "Signori Rimpiazzi" e di "Signore Cassonetto",
cerca il DISTINTO e rifugge dall'ISTINTO, ha terrore delle macchie, ama
i guancialini e la frittata di primule, trascorre le vacanze nei sacri
mesi di luglio e agosto, è spiritualmente calvinista, non pronuncia
mai la parola "morte" (pittosto ripiega sui più incolori
"decesso", "dipartita", ecc...), non dice mai parolacce
(ma le pensa). Chiara Cretella scrive sulle “Voci Della Luna” N.28 (Marzo 2004): Non pensate subito male, lettori maliziosi! Termine labronico di area toscana, la Pissera indica più che una donna, “ un modello culturale dominante” Per evidenziare tutte le sfaccettature di questo lemma, le autrici hanno compilato un universo di pensiero della pisseraggine. Per chi è abituato alla lettura della rubrica sulla lingua toscana del Vernacoliere, l’operazione non desterà stupore. E’ un metodo di indagine, direi quasi “ antropologico”. Ne emerge un ironico ritratto al fulmicotone di un certo tipo di donna, uscita ( purtroppo!) indenne dalla battaglie del femminismo. Tra pesce di beneficenza, cene di rappresentanza e fazzoletti di pizzo, ognuna di noi riconoscerà la signora della porta accanto. per informazioni: lilianaugolini@interfree.it |