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| L' ultima madre e gli aquiloni

Alcuni cenni critici: Per "L'Ultima madre e gli aquiloni": Edizioni Polistampa 1998
Cio che più colpisce della introspezione letterale della Ugolini
è questa straordinaria linea inventiva, misurata o scandita su
timbri di una forte musicalità, che va di pari passo con cert'
aurea metafisica, nella quale lo spazio si stinge nel lucore del "ticchettio
dei tetti" si mescola al "odore degli ontani" o culmina
ne "la corda del tuo soffio". Non bisogna però pensare
che la Ugolini accentri tutta la sua poetica attorno e per la scrittura,
pur essendo evidente la predilezione per tale aspetto, perchè si
cadrebbe nell'ipotesi di un suo isolamento, il che non corrisponde affatto
al vero.
Angelo Lippo da Il Giornale della Puglia
La traccia sinusoidale di una coda di carta colorata è una felice
metafora per descrivere l'andamento de "L'ultima madre e gli aquiloni"
di Liliana Ugolini. Testi tesi a inglobare ogni possibile stimolo esterno,
producono un quadro di percorsi e di vissuti interiori caratterizzati
dall'importanza della figura e della sensibilità della madre in
rapporto con l' "altro", il figlio. Madre reale, descritta in
prima persona, o madre assoluta, archetipo.
Fabio Simonelli da Poesia
Questo intenso e inteso racconto in versi è colmo come nessun libro
precedente dell'autrice d'una calda affettività, umanità
profferta al dovere di vivere, alla vocazione ad amare, per cosi dire
in una sorta di mobilità mimetica, che canta e tace insieme. C'è
una forza magnanima e implacabile nello sguardo e nella parola di Liliana,
eppure nulla di quanto la parola esprime risente di peso o di sforzo:
tutto si dipana in meditata, coinvolgente presenza di tale sguardo, in
una resa verbale straordinaria.
Giovanna Fozzer da Città di Vita
Sono giocate le carte del vivere e del dire, di storia e di scrittura,
dell'affetto e della parola. La madre, il volo, il quotidiano, la fantasia,
legami a doppia pulsione, entrano ad animare il verso. Il verso parla
di loro e assegna sequenze di forte emozione ed espressione. Sguardo,
pensiero, voce, recuperano nella sillaba non un' eco ma il luogo in cui
riconoscersi, magari nel lampo di idea o nel rapido canto di associazioni.
Alberto Cappi da Il Quotidiano - La voce di Mantova
Al di là e al di sopra della "bellezza" del racconto,
che prende per aver saputo affondare fino alle radici della pietas quest'ultimo
libro si evidenzia, secondo me, proprio perchè rivela, nella Ugolini,
la capacità di rompere gli steccati che sempre si crea attorno
chi si chiude in un modello espressivo, per evadere in territori prima
sconosciuti, pur mantenendo con quel modello legami infrangibili, anzi
allargandone gli orizzonti senza porre alcun limite alla propria esperimentazione,
che non deve mai implodere, perchè altrimenti rischia di annullarsi,
ma deflagare all'esterno per illuminare oltre qualsiasi confine.
Walter Nesti da Pietra Serena
... cosi la Ugolini è riuscita a creare una poesia che, per la
sua trama sensibile e razionale, può resistere all'usura del tempo.
Luciano Nanni da Punto di Vista
Testi da "l'ultima madre e gli aquiloni"
Edizioni Polistampa 1998
A
Quale
Universo
Invita
L'aquilone
Ondeggiando
Nell'
Incerto?
Addolorata e bianca la notte.
L'innocente agguarda la presenza
tangibile, l'altro da sè potenza
fattuale. L'incontinenza svilisce
nei silenzi (carezza del suo groppo)
e una manciata di riso non diviene.
La coppa del suo buco straborda
le giunture e qui nel gran rovello
sto nel pensiero a domandarmi Rilke
(elocubrazione) e denso di liquami
al giorno lo stravolto conforto
è lontanissimo
Anche
Questa
Unicità è
Immagine.
L'incontro
Ondeggia al
Nostro
Impallidire
L'altro antro dove il dolore
scarna scolorito, dove blocca
stupore, dove più stronca pallore
il passo dell'immobile, lì sei deposta
diafano sorriso, appesa agli aquiloni
fioriti in furori di fiamma.
Cosi si stacca in corse di respiri
l'ala d'amore memore di te
che ondeggi nei tiranti d' uno strappo
fuga frugata di cenere invisibile, nell'aria
e posso pensarti in trascorsi di carni,
in teneri calori d'effusioni
in fila, nel tuo filo
Un titano grande ripiegato
è il nostro sentimento, madre d'assenza
che un moto, un suono, un palpito
accennato distende tramortito.
Ma resta gigante indissoluto (senza suoni)
immenso, come un monte cocciuto
che t'aspetta in un cenno, in un tepore
Abbattersi
Quieto sull'
Ultima
Illuminata
Landa
O
Navigare
Infinito?
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